domenica 17 settembre 2017

Giovanni Meli "L'origini di lu munnu"






?Ma questo libro “L’origini di lu munnu” di cosa parla?  



Ecco la spiegazione che ne dà lo stesso Giovanni Meli

ARGUMENTU                                                                             Argomento

Spiega lu primu statu di li Dei,                                            Spiega il primo stato degli Dei,
Prima chi fussi fattu l’Universu,                                          prima che fosse fatto l’Universo,
Li soi primi pinseri, e primi idei;                                          i loro primi pensieri, e prime idee;
Pri stabiliri li cosi cu versu:                                                  per  stabilire le cose con  senso:
Dopu varii pariri cchiù plebei,                                             dopo vari pareri più plebei,
Giovi si fa stirari pri traversu.                                              Giove si fa stirare per traverso.
E da ddi soi stinnicchi e cosi tali                                          E da quei suoi stiramenti e cose tali
Ni risulta lu munnu cu l’armali.                                          ne risulta il mondo con gli animali.


E’ appena uscito
L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150  
disponibile dal 13 Settembre 2017 nelle Librerie di Palermo
oppure ordinabile
tramite   I BUONI CUGINI EDITORI

tramite IBS

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venerdì 15 settembre 2017

Cumu fu? Chi c'era prima?

L’origine del mondo! Come fu? Che c’era prima?  Ve lo siete mai chiesti…? L’Abate Meli, ben armato della sua ironia, così dice
A tempu chi lu tempu ’un era tempu,                                Al tempo che il tempo non era tempo,
Lu Munnu era una cosa impercettibili,                              il mondo era una cosa impercettibile,
Chi jia granciulïannu a tempu a tempu,                             che andava barcollando pian piano,
’Ntra la sfera, unni stannu li possibili;                                 dentro la sfera, dove stanno i possibili;
Nun c’era allura stu tardu, o pirtempu,                              non c’era allora questo tardi, o per tempo,
 Nun c’eranu occhi, nè cosi visibili,                                     non c’erano occhi, né cose visibili,
Ma senz’essiri cc’era lu gran Nenti,                                    ma senza essere c’era il grande Nulla,
Nudu, crudu, spirutu, orvu e scuntenti.                             nudo, crudo, scomparso, cieco e scontento.





L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 ordinabile tramite   I BUONI CUGINI EDITORI

mercoledì 13 settembre 2017

L'ORIGINI DI LU MUNNU

In una pregevole edizione de I BUONI CUGINI EDITORI
L'ORIGINI DI LU MUNNU
Poema di Giovanni Meli  l'Abate
In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte
Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta,
con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo,
con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli,
con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane,
con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera,
con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto
ECCOLO A VOI
disponibile da oggi 13 Settembre 2017
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sabato 15 aprile 2017

Buona Pasqua 2017 ad agnelli e lupi

Anche quest’anno e arrivata la Pasqua e si parla di nuovo di agnelli sacrificati al pasto, vediamo cosa dicono
li lupi

nella Favola morale di Giovanni Meli
qui il post

lunedì 20 marzo 2017

Origini di la Poesia

Origini di la Poesia
(in questo post il sonetto di Giovanni Meli con la traduzione in italiano a fronte)                                  
Domani 21 Marzo è la Giornata Mondiale della Poesia
Con la parola Poesia  spesso si intendono diversi aspetti dell’animo umano;  non è una stranezza che gli antichi greci indicassero più Muse per la Poesia.
Calliope: il cui nome in greco significa "dalla bella voce", era l'ispiratrice della Poesia Epica

Erato: deriva il nome da Eros ed è considerata l'ispiratrice della Poesia amorosa,  lirica e del canto corale
Euterpe: nella mitologia Greca e Romana era la musa della Musica, protettrice di strumenti a fiato e, più tardi, anche della poesia lirica.
Talia: thallein (fiorire), è colei che presiede alla commedia ed alla poesia bucolica.
E forse anche possiamo aggiungere Polimnia:  protettrice dell'orchestica, della pantomima e della danza associate al canto sacro e eroico.
Per filosofi greci come Platone l’approccio con la Poesia è ben complesso https://mondodomani.org/dialegesthai/pds01.htm
 L’Abate Giovanni Meli, filosofo illuminista e grande poeta, in un suo sonetto dal titolo “Origini di la Poesia”,  descrive la Poesia come  la necessaria veste per fare arrivare agli “uomini  fatali” la Verità.  Qui vi proponiamo in lettura il sonetto del poeta siciliano con una traduzione a fronte.

Origini di la Poesia                                            Origine della Poesia

Quannu nuda azzardau la Viritati                      Quando nuda azzardò la Verità
Mustrarisi ccà  ‘nterra a li Murtali                    mostrarsi qua in terra ai Mortali
Fu sfazzunata, e cu l’anchi stuccati                  fu svisata, e con l’anche rotte
A li Licei ricursi pri spitali.                                   ai Licei ricorse per ospedale.

Sula Filosofia n'appi pietati,                              Solo la Filosofia n’ebbe pietà,
L'accugghiu, la curau di li soi mali.                   l’accolse, la curò dei suoi mali,
Ma comu cchiù appariri pri li strati                  ma come può più apparire per le strade
Stanti l’odiu di l’omini fatali?  (1)                     stante l’odio degli uomini fatali? (1)

Cca fu, chi tutti dui si stracanciaru                 Qui fu, che tutte e due si travestirono
Cu mascari, bautti, e dominò,  (2)                  con maschere, velette, e mantelli, (2)
Chi da la finzioni s'impristaru.                         che dalla finzione presero a prestito.

La favula è stata dunca, ed è lu sò                  Dunque è stata la favola, ed è il suo
Salvu-cunduttu; e tutti tri di paru                    salva-condotto; e tutte e tre insieme
Compunnu, o Poesia, l’essiri tò.                       compongono, o Poesia, l’essere tuo.

1Con uomini fatali il Meli intende tutta la grande massa degli uomini devoti alla fatalità e desiderosi solo di fortuna per se stessi.
2Bautta, mantellino di velo, o a rete, con cappuccio, corredato anche di maschera; dominò, lungo mantello nero fino ai piedi a corredo per maschere.  Verità e filosofia  chiedono in prestito le maschere alla finzione  per non essere perseguitate dagli uomini fatali.

Origini di la Poesia  sonetto di Giovanni Meli  indicato con il numero VII
nella raccolta generale dei sonetti.

Immagine -  dipinto che raffigura la musa  Erato,  di Edward John Poynter (1870)

recenti libri su Giovanni Meli


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http://www.ibuonicuginieditori.it/catalogo_prodotti_i_buoni_cugini_editori/meli_giovanni_l_origini_di_lu_munnu_poemettu_berniscu.html


In occasione del bicentenario di Giovanni Meli 1815 – 2015 - In un solo volume:
 il romanzo "L'Abate Meli" di Luigi Natoli
"Giovanni Meli – Studio critico" di Luigi Natoli
tutte le poesie che Luigi Natoli inserì nel trattato "Musa siciliana". 
E in Appendice  tante poesie di Giovanni Meli con testo italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto. 
Il volume di 730 pagine al prezzo di € 25,00 –  può essere richiesto alla casa editrice 
al prezzo scontato di € 21,30 -  qui sotto il link per l’ordinazione






L’ACEDDI
il libro con le favole di Giovanni Meli sugli uccelli – poesie siciliane con traduzione in italiano a fronte di Francesco Zaffuto -  pag. 103  - 
€ 10,00 - ordinabile direttamente alla casa editrice al 
http://www.ibuonicuginieditori.it/catalogo_prodotti_i_buoni_cugini_editori/meli_giovanni_l_aceddi_gli_uccelli.html   

lunedì 23 gennaio 2017

Giovanni Meli e Antonio Lamberti .



In questo particolare video realizzato 
dall' Archivio nisseno - Storia patria Caltanissetta
un brano della Bucolica di Meli tradotto in veneziano
dal poeta Antonio Lamberti
in questo video condiviso da youtube
Dalla Bucolica – Primavera
Egloga prima

Canto di Melibeu

numerose furono nell'ottocento le traduzioni di Giovanni Meli in italiano, in latino e in altre lingue e dialetti 

recenti libri su Giovanni Meli


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venerdì 6 gennaio 2017

L'origini di la Favula

Porta il titolo
L’origini di la Favula
un sonetto di Giovanni Meli
indicato con il numero XXIV,
nella raccolta generale dei sonetti.
In questo sonetto il poeta
parla della necessità della Favola
come strumento per arrivare
a raccontare e rendere digeribili
 verità “principali”;
una specie di necessario passaporto.
Presentiamo qui il sonetto con una traduzione a fronte e qualche nota.

L’immagine, posta accanto, è tratta dall’illustrazione di Dafne Zaffuto,  di una favola di Meli del recente libro “L’Aceddi” – nota in fondo a questo post

L'origini di la Favula                                           L’origine della favola

Nuddu esponi 'na gioja priziusa                         Nessuno espone una gioia preziosa          
A l'arbitriu di tutti e boni, e mali, (1)                 all’arbitrio di tutti i buoni e i mali, (1)
Ma si la sarva in marzapani chiusa,(2)               ma se la conserva in scatola chiusa, (2)
Pri farinn'usu poi 'ntra festi, e gali.                     per farne uso poi in feste e gale.

Cussi la saggia Antichità gilusa,                       Così la saggia Antichità gelosa,
Di multi verità cchiù principali,                         di molte verità più principali,
Li chiusi sutta scorcia favulusa                          le chiuse sotto la scorza della favola
Pri occultarli a lu vulgu zuzzanali.                    per occultarle al volgo dozzinale.

Pirchì a stu munnu la bugia rignannu,              Perché a questo mondo la bugia regnando,
Cosa chi cu lu veru avi rapportu,                      cosa che con il vero ha rapporto,
Passa pri lu cchiù gravi contrabbannu.             passa per il più grave contrabbando.

Sulu di Apollu qualchi figghiu accortu (3)       Solo di Apollo qualche figlio accorto (3)
Li verità tra favuli adumbrannu                        le verità tra favole adombrando
Arriva ad ottinirci un passaportu.                     arriva ad ottenergli un passaporto.

1 tutti e boni, e mali, - all’arbitrio del bello e cattivo tempo;  come anche all’arbitrio dei capricci degli uomini.
Marzapanu, scatola,  arnese di legno sottile per conservare cose, anche uomo cupo e riservato, sornione. (da dizionario Mortillaro) – Nel dizionario delle voci oscure di Meli del Roberti si fa espresso riferimento a scatola, ed anche nelle note al volume ottavo di Gallo si annota come scatola. Da non confondersi con la dizione di marzapane in italiano, che ha il significato di dolce di pasta reale; dolce molto diffuso nella pasticceria siciliana e che in Sicila viene chiamato martorana.
Qualche figlio accorto di Apollo; Meli fa riferimento ad un uomo e in particolare a un poeta accorto, attento a nascondere qualche preziosa verità nella favola per ottenere un passaporto utile per arrivare alla comprensione di altri uomini.  Apollo è la guida delle Muse,  e le Muse erano figlie di Zeus e Mnemosyne (la Memoria,  ideale supremo dell’arte).

libri su Giovanni Meli

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domenica 18 dicembre 2016

un incredibile regalo di Natale

Volete fare o farvi un regalo per Natale:
piccolo, che non costi molto (€ 10), originale, introvabile, colto, che insegna una qualche morale in questa società immorale, poetico, e soprattutto divertente
E allora in libreria o subito dalla stessa casa editrice
L’Aceddi dell’Abate Meli
e se non ci credete controllate l’indice su:

le due illustrazioni del libro di Dafne Zaffuto

giovedì 10 novembre 2016

L’Abate Meli,affascinato dalla bellezza femminile

segnalazione da Sicilia informazioni
Pochi poeti hanno saputo cantare la bellezza delle donne come l’abate Meli. Ne hanno saputo esaltare la grazia delle forme, il fascino del portamento, la leggiadria dello spirito con sobria e seducente leggerezza, tipica dell’Arcadia, ma anche con soffusa sensualità che anticipa movimenti letterari di là da venire.
A Giovanni Meli e ai suoi componimenti lirici in omaggio all’avvenenza femminile l’Università degli Studi di Palermo ha dedicato il primo volumetto, “Nel serra serra dei capelli. L’amore in un manipolo di Odi”, edito da Plumelia, di una collana, “La poesia, sulla poesia”, che intende dare risalto alle voci poetiche legate all’Ateneo del capoluogo. …
Continua a leggere l’articolo di Antonino Cangemi su


immagine "The Toilet of Venus" Konstantin Makovsky – olio su tela 370x243 

domenica 10 luglio 2016

La Vucca - ode di Meli musicata da Francesco Paolo Frontini



LA VUCCA                                                        La Bocca

1
Ssi capiddi e biunni trizzi                     Questi capelli e bionde trecce
Su jardini di biddizzi,                             sono giardino di bellezze
Cussì vaghi, cussì rari,                           così vaghi, così rari,
Chi li pari – nun cci su.                          che paragoni non ci sono.
Ma la vucca cu li fini                              Ma la bocca con i suoi fini
Soi dintuzzi alabastrini,                         piccoli denti alabastrini,
Trizzi d’oru, chi abbagghiati,                 trecce d’oro, che abbagliate,
Perdonati – è bedda cchiù.                     perdonate è bella ancor di più.

 2
 Nun lu negu amati gigghia,                Non lo nego amate ciglia,
Siti beddi a maravigghia;                     siete belle a meraviglia,
Siti beddi a signu tali,                           siete belle e segno tale,
Chi l’uguali – nun cci sù.                       che uguali non ci sono.
Ma la vucca ‘nzuccarata                       Ma la bocca inzuccherata
Quannu parra, quannu ciata,                quando parla, quando fiata,
Gigghia beddi, gigghia amati,              ciglia belle, ciglia amate,
Perdonati – è bedda cchiù.                    perdonate, è bella di più.

3
Occhi in vui fa pompa Amuri               Occhi, in voi fa pompa Amore
Di l’immensu so valuri,                         dell’immenso suo valore,
Vostri moti, vostri sguardi                     vostri moti, vostri sguardi
Ciammi e dardi – d’iddu sù.                  fiamme e dardi di lui sono.
Ma la vucca quannu duci                       Ma la bocca, quando dolce
S’apri, e modula la vuci,                        s’apre e modula lavoce,
 Occhi… ah vui mi taliati!...                   Occhi, a voi mi guardate!
 Pirdunati, un parru cchiù.                      Perdonate, non parlo più.


Il video è stato collegato da youtube -  grazie al paziente lavoro d’inserimento di un appassionato della musica di Frontini come Pietro Rizzo.
"La vucca",da Eco della sicilia - Cinquanta Canti popolari siciliani con interpretazione italiana raccolti e trascritti, Ricordi - Milano - 1883.
parole di Giovanni Meli, musica di Frontini, voce di Cinzia Caminiti, madolini di Paolo Capodanno e Gianni Nicotra, chitarre di Michele Gagliano e Massimo Genovese 

Un’altra ode di Meli musicata da Frontini ed inserita in questo blog è  Lu labbru

libri su Giovanni Meli


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