venerdì 6 gennaio 2017

L'origini di la Favula

Porta il titolo
L’origini di la Favula
un sonetto di Giovanni Meli
indicato con il numero XXIV,
nella raccolta generale dei sonetti.
In questo sonetto il poeta
parla della necessità della Favola
come strumento per arrivare
a raccontare e rendere digeribili
 verità “principali”;
una specie di necessario passaporto.
Presentiamo qui il sonetto con una traduzione a fronte e qualche nota.

L’immagine, posta accanto, è tratta dall’illustrazione di Dafne Zaffuto,  di una favola di Meli del recente libro “L’Aceddi” – nota in fondo a questo post

L'origini di la Favula                                           L’origine della favola

Nuddu esponi 'na gioja priziusa                         Nessuno espone una gioia preziosa          
A l'arbitriu di tutti e boni, e mali, (1)                 all’arbitrio di tutti i buoni e i mali, (1)
Ma si la sarva in marzapani chiusa,(2)               ma se la conserva in scatola chiusa, (2)
Pri farinn'usu poi 'ntra festi, e gali.                     per farne uso poi in feste e gale.

Cussi la saggia Antichità gilusa,                       Così la saggia Antichità gelosa,
Di multi verità cchiù principali,                         di molte verità più principali,
Li chiusi sutta scorcia favulusa                          le chiuse sotto la scorza della favola
Pri occultarli a lu vulgu zuzzanali.                    per occultarle al volgo dozzinale.

Pirchì a stu munnu la bugia rignannu,              Perché a questo mondo la bugia regnando,
Cosa chi cu lu veru avi rapportu,                      cosa che con il vero ha rapporto,
Passa pri lu cchiù gravi contrabbannu.             passa per il più grave contrabbando.

Sulu di Apollu qualchi figghiu accortu (3)       Solo di Apollo qualche figlio accorto (3)
Li verità tra favuli adumbrannu                        le verità tra favole adombrando
Arriva ad ottinirci un passaportu.                     arriva ad ottenergli un passaporto.

1 tutti e boni, e mali, - all’arbitrio del bello e cattivo tempo;  come anche all’arbitrio dei capricci degli uomini.
Marzapanu, scatola,  arnese di legno sottile per conservare cose, anche uomo cupo e riservato, sornione. (da dizionario Mortillaro) – Nel dizionario delle voci oscure di Meli del Roberti si fa espresso riferimento a scatola, ed anche nelle note al volume ottavo di Gallo si annota come scatola. Da non confondersi con la dizione di marzapane in italiano, che ha il significato di dolce di pasta reale; dolce molto diffuso nella pasticceria siciliana e che in Sicila viene chiamato martorana.
Qualche figlio accorto di Apollo; Meli fa riferimento ad un uomo e in particolare a un poeta accorto, attento a nascondere qualche preziosa verità nella favola per ottenere un passaporto utile per arrivare alla comprensione di altri uomini.  Apollo è la guida delle Muse,  e le Muse erano figlie di Zeus e Mnemosyne (la Memoria,  ideale supremo dell’arte).

libri su Giovanni Meli




In occasione del bicentenario di Giovanni Meli 1815 – 2015 - In un solo volume:
 il romanzo "L'Abate Meli" di Luigi Natoli
"Giovanni Meli – Studio critico" di Luigi Natoli
tutte le poesie che Luigi Natoli inserì nel trattato "Musa siciliana". 
E in Appendice  tante poesie di Giovanni Meli con testo italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto. 
Il volume di 730 pagine al prezzo di € 25,00 –  può essere richiesto alla casa editrice 
al prezzo scontato di € 21,30 -  qui sotto il link per l’ordinazione






L’ACEDDI
il libro con le favole di Giovanni Meli sugli uccelli – poesie siciliane con traduzione in italiano a fronte di Francesco Zaffuto -  pag. 103  - 
€ 10,00 - ordinabile direttamente alla casa editrice al linkhttp://www.ibuonicuginieditori.it/catalogo_prodotti.html   

domenica 18 dicembre 2016

un incredibile regalo di Natale

Volete fare o farvi un regalo per Natale:
piccolo, che non costi molto (€ 10), originale, introvabile, colto, che insegna una qualche morale in questa società immorale, poetico, e soprattutto divertente
E allora in libreria o subito dalla stessa casa editrice
L’Aceddi dell’Abate Meli
e se non ci credete controllate l’indice su:

le due illustrazioni del libro di Dafne Zaffuto

giovedì 10 novembre 2016

L’Abate Meli,affascinato dalla bellezza femminile

segnalazione da Sicilia informazioni
Pochi poeti hanno saputo cantare la bellezza delle donne come l’abate Meli. Ne hanno saputo esaltare la grazia delle forme, il fascino del portamento, la leggiadria dello spirito con sobria e seducente leggerezza, tipica dell’Arcadia, ma anche con soffusa sensualità che anticipa movimenti letterari di là da venire.
A Giovanni Meli e ai suoi componimenti lirici in omaggio all’avvenenza femminile l’Università degli Studi di Palermo ha dedicato il primo volumetto, “Nel serra serra dei capelli. L’amore in un manipolo di Odi”, edito da Plumelia, di una collana, “La poesia, sulla poesia”, che intende dare risalto alle voci poetiche legate all’Ateneo del capoluogo. …
Continua a leggere l’articolo di Antonino Cangemi su


immagine "The Toilet of Venus" Konstantin Makovsky – olio su tela 370x243 

domenica 10 luglio 2016

La Vucca - ode di Meli musicata da Francesco Paolo Frontini



LA VUCCA                                                        La Bocca

1
Ssi capiddi e biunni trizzi                     Questi capelli e bionde trecce
Su jardini di biddizzi,                             sono giardino di bellezze
Cussì vaghi, cussì rari,                           così vaghi, così rari,
Chi li pari – nun cci su.                          che paragoni non ci sono.
Ma la vucca cu li fini                              Ma la bocca con i suoi fini
Soi dintuzzi alabastrini,                         piccoli denti alabastrini,
Trizzi d’oru, chi abbagghiati,                 trecce d’oro, che abbagliate,
Perdonati – è bedda cchiù.                     perdonate è bella ancor di più.

 2
 Nun lu negu amati gigghia,                Non lo nego amate ciglia,
Siti beddi a maravigghia;                     siete belle a meraviglia,
Siti beddi a signu tali,                           siete belle e segno tale,
Chi l’uguali – nun cci sù.                       che uguali non ci sono.
Ma la vucca ‘nzuccarata                       Ma la bocca inzuccherata
Quannu parra, quannu ciata,                quando parla, quando fiata,
Gigghia beddi, gigghia amati,              ciglia belle, ciglia amate,
Perdonati – è bedda cchiù.                    perdonate, è bella di più.

3
Occhi in vui fa pompa Amuri               Occhi, in voi fa pompa Amore
Di l’immensu so valuri,                         dell’immenso suo valore,
Vostri moti, vostri sguardi                     vostri moti, vostri sguardi
Ciammi e dardi – d’iddu sù.                  fiamme e dardi di lui sono.
Ma la vucca quannu duci                       Ma la bocca, quando dolce
S’apri, e modula la vuci,                        s’apre e modula lavoce,
 Occhi… ah vui mi taliati!...                   Occhi, a voi mi guardate!
 Pirdunati, un parru cchiù.                      Perdonate, non parlo più.


Il video è stato collegato da youtube -  grazie al paziente lavoro d’inserimento di un appassionato della musica di Frontini come Pietro Rizzo.
"La vucca",da Eco della sicilia - Cinquanta Canti popolari siciliani con interpretazione italiana raccolti e trascritti, Ricordi - Milano - 1883.
parole di Giovanni Meli, musica di Frontini, voce di Cinzia Caminiti, madolini di Paolo Capodanno e Gianni Nicotra, chitarre di Michele Gagliano e Massimo Genovese 

Un’altra ode di Meli musicata da Frontini ed inserita in questo blog è  Lu labbru

libri su Giovanni Meli





In occasione del bicentenario di Giovanni Meli 1815 – 2015 - In un solo volume:
 il romanzo "L'Abate Meli" di Luigi Natoli
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E in Appendice  tante poesie di Giovanni Meli con testo italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto. 
Il volume di 730 pagine al prezzo di € 25,00 –  può essere richiesto alla casa editrice 
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venerdì 8 luglio 2016

LA CIÀULA E LU PAPPAGADDU


Chiese una cornacchia al pappagallo: “Dimmi, qual’è in origine
            il tuo vero linguaggio?” E il pappagallo spiegò il mistero …


               L’ACEDDI
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giovedì 16 giugno 2016

LU STRUZZU, L'AQUILA ED AUTRI ANIMALI


Se invidi la sorte di un uomo forte e fortunato, saresti disposto ad
essere lui annullando completamente te stesso?

Questa favola risponde a questo quesito, e mette al tappeto ogni invidia.

L’ACEDDI
il libro con le favole di Meli sugli uccelli – poesie siciliane con traduzione in italiano a fronte -  pag. 103  - ordinabile direttamente alla casa editrice al link

struzzo da
aquila da

giovedì 9 giugno 2016

LU CORVU BIANCU E LI CORVI NIVURI


Un corvo bianco arriva da un paese lontano, dopo avere attraversato il mare
in tempesta. 
In questa favola sul mancato riconoscimento pare vedere
i corvi-uomini di oggi che non vogliono riconoscere altri corvi-uomini
che  arrivano da un lontano paese.

Scappau da la Lapponia,                      
Supra sti spiaggi stancu,                       
Sbattutu da li turbini                              
Un raru corvu biancu.                            

Pusau, vinni a calmarisi                           
L'affannu e ciatatina;                               
Poi cerca di truvarisi                              
La razza sua curvina.                           
 L’ACEDDI
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immagini
particolare dal campo di grano con corvi di Van Gogh
fotogramma del film gli uccelli di  Hitchcok

mercoledì 8 giugno 2016

LI CIÀULI E LU TURDU


Dui ciauli scutularu                       
Tra un vausu li facenni,                   
E ddocu poi 'ntunaru                                      
‘Na chiacchiara  sullenni.                                      

Due cornacchie posarono
tra una rocca le loro cose
e là poi intonarono
una chiacchiera solenne.                    

Il tordo raccomanda alle cornacchie prudenza, prudenza, prudenza.
Evitate di parlare inutilmente, non date informazioni sulla vostra vita privata.
Sono tanti gli stupidi che si sono trovati in difficoltà per il troppo chiacchierare.


L’ACEDDI
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Immagini  da
Cornacchie
Tordo

martedì 7 giugno 2016

LA CORVA E LU GROI

 La femmina del corvo racconta a un gru  la tragica vicenda di suo marito
Dissi lu groi: “Stu munnu è gran teatru!            
C'è cui chianci e cui ridi! Ma nun ridi                 
A longu la mugghieri di lu latru”.  

Disse il gru: “Questo mondo è gran teatro!
C’è chi piange e chi ride! Ma non ride
a lungo la moglie del ladro”.

L’ACEDDI
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Gru da
corvo da
                       

domenica 5 giugno 2016

LU MERRU E LI PETTIRRUSSI


Il merlo incontra alcuni pettirossi malconci e spennati e chiede cosa
è accaduto. Erano andati a giocare con una civetta e sono rimasti
impigliati in una trappola tesa dai cacciatori.
Anche in questa poesia una morale di Meli: tenersi lontani dal
vizio del gioco.


L’ACEDDI
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Civetta da
merlo da
pettirossi da

sabato 4 giugno 2016

LU RUSIGNOLU E LU JACOBBU


E’ canto o lamento? Chiede un usignolo al Gufo.  Il Gufo indisposto dalla
domanda dice all’usignolo che è un ignorante e che non capisce nulla
di contrappunto …
In questa favola Meli costruisce uno spassoso dialogo tra un pedante
e un cantante.


Il disegno grafico che illustra la favola dell’usignolo e il gufo
è inserito nel libro “L’Aceddi”  e la copertina © di Dafne Zaffuto 

L’ACEDDI
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